Oleificio Mazzone

Un olio extra vergine di qualità

garantito quattro generazioni di gente tenace ed ostinata

1920
nasce il nostro extra vergine di oliva

Tommaso Mazzone nato il 25 marzo del 1866 da una famiglia di agricoltori fu l’unico dei 7 fratelli a voler cimentarsi con le olive e l’olio extra vergine. Sposatosi con Checchina Binetti il 5 giugno del 1916 decide di dare una svolta alla sua vita nel 1920 comprando un caseggiato in Via Capocci, con annessi cortile e stalle per i cavalli di cui era appassionato. Proprio in quell’ultimo fabbricato prima dell’aperta campagna, in un piccolo locale a piano terra, è dove avviò il primo frantoio con torchio meccanico e macina mossa dai muli. Nel frattempo erano nati Michele 1909, Filomena 1910, Nunzia 1917 e Gino 1919. Dopo un po’ di disavventure con i furti dei cavalli e qualche raccolto magro, le cose cominciavano a girare bene.

1927

Ma ecco che la fortuna, volubile come l’uomo, inizia ad abbandonarlo. Checchina all’età di 43 anni mette al mondo Antonio 1927. Un parto difficile. Donna Checchina si ammala, perde il latte e Tommaso è costretto a farsi carico di un’altra famiglia in cambio dell’allattamento di Antonio.

1928

I rapporti con il primogenito Michele, ormai diciottenne, si fanno sempre più burrascosi, Tommaso cerca di imporre la sua autorità ma Michele si rifiuta di obbedire e va via di casa. Dopo un anno trascorso a Roma con zia Teresa e zio Pasquale Binetti, si imbarca su di un transatlantico con destinazione Buenos Aires Argentina, da dove non farà più ritorno.

1938

Le condizioni di salute della moglie Franca peggiorano sempre di più e decide di portarla dai migliori dottori dell’epoca, al Regina Elena di Roma. I medici optarono subito per un intervento chirurgico ma il tumore all’utero, ormai a uno stadio troppo avanzato, non era più asportabile. Così Tommaso riportò sua moglie a casa a Ruvo dove si spense il 2 novembre del 1938.

A nulla valsero tutti gli sforzi fatti per salvarla, tutti i costi sostenuti per l’intervento, il viaggio e la permanenza a Roma, e così per far fronte a queste spese dovette vendersi anche delle proprietà.

Intanto Gino, il secondo figlio maschio aveva appena compiuto 19 anni ed aveva iniziato la scuola per sottufficiali negli Alpini a L’Aquila. Nel 1939 fu assegnato alle truppe destinate alla Campagna d’Africa. La guerra porta via anche lui. Tommaso accompagna il figlio in stazione e segue con il suo carretto il treno fino a vederlo scomparire. Sapeva che non l’avrebbe più rivisto.

1941

Il 31 dicembre del 1941 la secondogenita Filomena sposa Giuseppe Campanale, la coppia riceve in regalo il viaggio di nozze per le città italiane più famose, offerto ai novelli sposi dal regime fascista.

 

1941

Arrivano così anche le nozze di Nunzia che sposa il carabiniere Vincenzo Lobascio di istanza a Satriano di Lucania dove la coppia si trasferisce. Antonio, legatissimo alla sorella Nunzia, ogni tanto va trovarla in Basilicata, lui poco più che ragazzino vive una adolescenza senza punti di riferimento, senza madre con un padre anziano e le sorelle sposate, ha dei momenti di sbandamento.

1944

Tommaso provato fisicamente e moralmente dalle delusioni ricevute, passa a miglior vita il 1944.

Dopo tre anni di Africa sotto il comando del Generale Rommel passati tra Egitto, Libia, Tunisia e Marocco, e dopo altri tre anni di prigionia a El Paso in Texas, Gino torna Ruvo nel 1946.

Il caseggiato in Via Capocci ormai è abitato solo dai topi. Gino si mette alla ricerca del fratello Antonio e scopre che aveva trovato lavoro al porto di Molfetta dove c’erano ancora gli alleati. Insieme riaprono la casa paterna, tentando di rimettere insieme i cocci. Purtroppo i due fratelli non riescono ad andare d’accordo e si scontrano spesso per incompatibilità di carattere.

1951

Nel 1951 Gino conosce e sposa Carmela Melone, al matrimonio festeggiato nella sala sotto il cinema politeama, ci sono anche le due figlie di Nunzia, Lorenza 5 anni e Franca di un anno, e il figlio unico di Filomena, Giacomo anche lui di un anno.

 

1951

Nel 1952 Antonio stanco dei continui litigi con il fratello maggiore, decide di emigrare in Australia, di li a poco muore Vincenzo marito di Nunzia. Due eventi drammatici che segnano ancora una volta questa famiglia.

 

1954

Carmela e Gino non riescono ad avere figli e così in questo palazzo con le stanze intercomunicanti i cugini Lorenza, Franca e Giacomo crescono come tre fratelli di una famiglia allargata composta da due papà Peppino e Gino e tre mamme Filomena, Nunzia e Carmela.

 

1960

Ostinato e tenace come tutti i Mazzone, Gino vuole rimettere su quello che aveva costruito il padre Tommaso. Lavorando duramente nei campi prima e sfruttando i fondi del piano verde poi, iniziò a far crescere la superficie della sua azienda agricola. Dotato di un ottimo fiuto per gli affari, intraprendente ed avveniristico, riesce a incassare un successo dietro l’altro. Ecco che nel 1960 il frantoio Mazzone riapre, sempre in Via Capocci, Gino compra una molazza a due ruote e due presse idrauliche da 12 pollici della SIMA-Jesi, sotto una baracca fatta di tufi ed eternit, riprende a molire le olive.

1967

Nel ’67 Gino rinnova tutto, costruendo nel cortile del padre un fabbricato in calcestruzzo su due livelli, a piano terra l’olivaio e nel piano interrato il frantoio con le macchine Barracane. Sin da subito il frantoio Mazzone si distingue per ordine e pulizia verso la quale Gino riponeva un’attenzione quasi maniacale. Fu uno dei primi a Ruvo a coprire di piastrelle le pareti vicino le macchine, a smentire quel dire comune “si fatt’ nu trappeite” hai sporcato tutto come in un frantoio.

Giacomo, l’unico nipote maschio di Gino, segue e affianca lo zio in tutte le attività, nei lavori in campagna, nella vendemmia e produzione del vino e con i turni di lavoro in frantoio, imparando e apprendendo tutti i trucchi del mestiere.

Giacomo nel 1975 quando decide di sposarsi con Enza Basile abbandona la professione di agricoltore e frantoiano, per trovarne una che potesse assicurare stabilità al suo nuovo nucleo famigliare.

1984 - 1989

Negli anni tra ’84 e ’89 la famiglia vive un altro periodo funesto, muoiono prima Peppino e Filomena e poi Gino e Carmela. Il frantoio Mazzone per due anni interrompe di nuovo la sua attività. Conoscendo tutte le vicende accadute a questa famiglia, ed avendo visto e vissuto tutti i sacrifici dello zio, Giacomo non vuole lasciar morire questa tradizione. Infatti nel 1991 costruisce nella zona artigianale di Ruvo un nuovo frantoio che chiama Oleificio Mazzone, sede attuale della nostra attività.